In breve: i tuoi lettori, quando hanno un dubbio su una tua pagina, con ogni probabilità ne copiano già un pezzo e lo incollano in ChatGPT. Questa guida spiega come mettergli un bottone che lo fa al posto loro — verso ChatGPT, Perplexity, Gemini, Grok o Claude. Una riga di codice, niente backend, niente cookie. Gratis.
La danza del copia-incolla
Fai caso a cosa succede davvero quando qualcuno legge una tua pagina e c’è qualcosa che non gli torna.
Seleziona il testo. Lo copia. Apre un’altra scheda. Va su ChatGPT. Incolla. Riscrive la domanda a mano. Cinque passaggi per una cosa che voleva solo chiedere.
Lo facciamo tutti, ogni giorno, senza nemmeno accorgercene. È diventato il modo normale di leggere: con un’AI aperta di fianco.
E allora la domanda è abbastanza ovvia: perché non mettergli un bottone?
Cos’è AI Ask Widget (e cosa non è)
AI Ask Widget è esattamente quel bottone. L’utente ci clicca, scrive la sua domanda, sceglie l’AI che preferisce e la trova già aperta con la domanda — e il link alla tua pagina — dentro. Fine.
La cosa importante è capire cosa non è.
- Non è un chatbot. Nessun modello da addestrare, nessun prompt di sistema da scrivere, nessun «ciao sono l’assistente virtuale».
- Non è un servizio. Non paghi token, non c’è un backend tuo che risponde, non c’è niente da tenere acceso.
- Non è tuo il cervello. L’AI che risponde è quella che l’utente già usa e in cui è già loggato.
È un ponte, non un servizio. Collega la tua pagina all’AI del lettore, e poi si toglie di mezzo.
Installarlo: una riga prima di </body>
Questa è tutta l’installazione. Incolli questa riga poco prima del tag di chiusura </body> del tuo sito e hai finito.
<script src="https://www.matteobononi.it/tools/gpt-ask/js/ai-ask.min.js"
data-brand="Chiedilo alla tua AI"
data-ai="chatgpt,perplexity,gemini"
defer></script>
Il defer fa in modo che non rallenti il caricamento della pagina. Sono circa 17KB, zero dipendenze esterne, nessuna libreria da tirarsi dietro. Su WordPress la riga va nel template o in un blocco HTML personalizzato nel footer; sugli altri CMS, ovunque tu possa mettere uno script prima di </body>.
Configurarlo con i data-attribute
Tutta la personalizzazione passa da attributi data-* sullo stesso tag. Niente file di config, niente pannello da imparare.
data-ai— quali AI mostrare, separate da virgola:chatgpt,perplexity,gemini,grok,claude.data-brand— il testo del bottone (es. «Chiedilo alla tua AI»).data-language— la lingua dell’interfaccia:it,en,es,fr,de.data-questions— domande suggerite tue, in CSV o JSON.data-context-prefix— istruzioni o «persona» da anteporre al prompt.data-color— colore esadecimale, senza il cancelletto.data-position—center,rightoleft.data-analytics—trueper far scattare gli eventi su GA4/GTM.
Una versione un po’ più vestita, per dare l’idea:
<script src="https://www.matteobononi.it/tools/gpt-ask/js/ai-ask.min.js"
data-brand="Chiedilo alla tua AI"
data-ai="chatgpt,claude,perplexity"
data-language="it"
data-position="right"
data-color="ff5a1f"
data-questions="Riassumimi questa pagina,Spiegamelo semplice"
defer></script>
Il data-context-prefix è quello che mi diverte di più: puoi dire all’AI come comportarsi prima ancora che il lettore scriva. Roba tipo «rispondi come se spiegassi a chi è a digiuno di tecnica». Piccola cosa, cambia parecchio il risultato.
Quali AI puoi collegare
Cinque, al momento: ChatGPT, Perplexity, Gemini (il Google AI Mode), Grok e Claude. L’utente sceglie la sua al volo.
Su quattro di queste il widget apre direttamente l’AI con la domanda già compilata. Claude fa storia a sé — funziona, ma in un modo un po’ diverso, per una scelta che Anthropic ha fatto a fine 2025. Se sei curioso del perché, ne ho scritto in questo articolo.
Cosa NON fa (e perché è un bene)
Qui provo a essere onesto, perché in giro è pieno di widget «AI» che promettono la luna.
- Non ti fa scalare Google. Non è uno strumento SEO. Quando un lettore manda la tua pagina a un’AI, quella visita non finisce negli indici di ricerca né addestra i modelli.
- Non raccoglie dati. Nessun cookie, nessun tracciamento del visitatore. Gira al 100% nel browser, lato client.
- Non garantisce che l’AI capisca la tua pagina. Le passa il link e la domanda; il resto lo fa il modello, con i suoi limiti.
- Non sostituisce l’assistenza umana. È una scorciatoia per chi vuole ragionare sul tuo contenuto, non un customer care.
Detto tutto quello che non fa: quello che fa, lo fa bene. Toglie attrito a una cosa che le persone stanno già facendo. Non è poco.
Provalo
Il codice è su GitHub, licenza MIT: lo puoi leggere, forkare, self-hostare. La pagina del progetto, con la demo con cui ci giochi dal vivo, è qui.
Se lo metti da qualche parte, mi fa piacere saperlo.
